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dic 6, 2022 - Notizie    6 Comments

Le Ragazze delle Stelle

Negli Stati Uniti, la futura astronoma Annie Jump Cannon conquistò la laurea in fisica ed astronomia nel collegio femminile Wellesley dello stato del Delaware quando i titoli di studio ricevuti non consentivano ancora alle studentesse di entrare nel mondo accademico monopolizzato da una sola metà del cielo. Dopo la laurea la ragazza ritornò infatti in famiglia ( il padre era stato un senatore dello Stato del Delaware ), solo dopo dieci anni ritornò alla stessa università in ruolo di insegnante dal 1884.

Due forti handicap la penalizzavano: l’essere donna ed essere affetta di sordità. Questi ostacoli non la fermarono e per sua grande forza di volontà entrò nella prestigiosa università di Harvard. In quel periodo tuttavia videro in lei, per le sue abilità di matematica, più utile l’inserimento nella ricerca piuttosto che nell’insegnamento allora sempre dominato dagli uomini. L’astronomo Edward Charles Pickering, noto per la scoperta della prima stella binaria attraverso lo spettroscopia, l’aveva difatti inserita in un particolare gruppo di ricerca noto come “le calcolatrici di Harvard” o come, per maligni, “harem di Pickering” costituito da sole donne sfruttate per le loro grandi capacità matematiche nonostante il progetto fosse voluto dalla vedova dell’astrofotografo dilettante Henry Draper.

Le stelle venivano allora catalogate in base alla spettrometria dei corpi celesti messa a punto da Gustav Kirchoff ed Angelo Secchi e sulla quale il gruppo di lavoro femminile della Harvard stava lavorando e migliorando perfino prima dell’arrivo della Cannon.

Appartenevano a questo gruppo anche Leavitt e Fleming:

Henrietta Swan Leavitt, studentessa in una sezione separata per sole donne della Harvard, l’attuale Radcliffe College e da poco entrata nella Harvard Observatory, voleva allora studiare il firmamento ma al tempo era negato alle donne l’uso di telescopi.

Nel 1892 quindi acquisì una laurea in scienze umanistiche uscendo dal mondo dell’astronomia per lavorare come assistente in un altro stato fino a quando perse l’udito per un infezione. L’incidente le cambiò la vita fino a quando fu poi scelta da Pickering come prima calcolatrice umana. A lei si riversavano così continuamente dati passati dal centro in attesa di essere analizzati.

Nel 1908 Lei aveva scoperto la variabile luminosità di pulsazione stellare ma il suo lavoro era stato “rubato” da Pickering che si assunse il merito citando l’autrice solo nel 1912. La donna continuò comunque a fare da calcolatrice umana fino a quando non venne messa finalmente a capo della sezione di fotometria stellare. Il riconoscimento avvenne però nei suoi ultimi anni di vita, difatti ella morì di cancro nel 1921. C’era stata alla fine perfino la proposta di assegnare a lei il premio nobel per la fisica nel 1924 ma non se ne fece poi più nulla non potendo essere offerto il nobel come postumo.

Williamina Fleming invece iniziò la carriera in una difficile condizione da ragazza madre e moglie abbandonata nello stato del Michigan quando venne assunta come domestica di Pickering nel suo gruppo di calcolatrici umane una volta constatate le sue abilità. Lei dal 1881 iniziò così a lavorare duramente per la classificazione delle stelle. Le idee di Secchi erano state proprio risistemate da lei in un pratico sistema di gruppi divisi da criterio alfabetico, poi ampliato dalla sua collega Antonia Maury. Inoltre diede un fondamentale contributo alla scoperta della celebe nebulosa della testa di cavallo segnalata su un immagine fotografica elaborata da William Pickering fratello del direttore del gruppo. Il merito della scoperta però solo più tardi venne riconosciuto ufficialmente alla Fleming. La ex domestica però proseguì nella carriera diventando curatrice delle fotografie astronomiche della Harvard Observatory, incarico per la prima volta affidato ad una donna nella storia dell’istituto. Nel 1906 entrò come prima donna nella prestigiosa Royal Astronomical Society e pubblicò importanti relazioni sulla classificazione delle stelle variabili e nel 1910 stabilì la categoria delle nane bianche. L’istancabile ex domestica e calcolatrice umana morì’ l’anno dopo a soli 54 anni senza ricevere in tutta la sua folgorante carriera un solo premio nobel.

La Cannon, una volta inserita nel gruppo, col tempo aveva fornito pure lei contributo con nuove sottoclassi e un sistema alfanumerico di classificazione. L’intero sistema verrà poi razionalizzato nel corso degli studi in una forma di diagramma ( il diagramma Hertzsprung – Russell ).

Il lavoro però era pagato miseramente, quasi la metà degli uomini per lo stesso lavoro ma per molte era comunque occasione per dimostrare capacità pari agli uomini per quanto sempre con reticenza e ritardi riconosciute.

Pickering riconosceva sopratutto la velocità e la quantità in cui la Cannon e le sue colleghe come appunto “calcolatrici” umane, cioè delle macchine. La Cannon si era infatti messa a carico l’analisi di centinaia di stelle all’ora con solo ausilio del proprio prodigioso cervello e di una semplice lente di ingrandimento sullo spettronomo. A lei, dopo anni di duro lavoro, era stata finalmente assegnata la laurea ad honorem nel 1925 per il suo lavoro di raccolta dati di centinaia di migliaia di stelle ma la cattedra di insegnamento le verrà concessa però solo nel 1938, tre anni prima di morire nel 1941.

Il sistema Harvard messo a punto dalle instancabili ragazze di Pickering venne poi ulteriormente ampliato negli anni ’40 da nuovi altri astronomi, fra essi la Kellman, della quale è stato usato l’iniziale del suo cognome insieme a William Morgan e Philip Keenan per il nome del sistema MKK basato sulla classificazone delle stelle anche in base alla dimensione.

Il sistema MKK, più noto come classificazione Yerkes utilizza il sistema alfanumerico ed aveva anche introdotto termini oggi di uso più comune come “nane” e “giganti” con colori in base alla temperatura ( il nostro Sole ad esempio è classificato come G2V cioè nana gialla ).

Da sole, sfruttate e premiate troppo tardi o riconosciute anche dopo la loro morte, le ragazze delle stelle hanno infranto il muro del firmamento che ora si spalanca davanti a noi meno misterioso, in attesa di essere ancora esplorato, da uomini e da donne a pari dignità.

GABRIELE SUMA