giu 24, 2019 - Categoria Prova    4 Comments

Il Fango e le Lacrime – Paschendale Iron Maiden

Many soldiers eighteen years/Drown in mud, no more tears/Surely a war no-one can win /Killing time about to begin…tanti ragazzi immersi nel fango senza poter nemmeno più piangere, combattendo una guerra infinita, vivendo solo per uccidere.

Il fango, nominato tante volte nei versi scritti dal gruppo musicale britannico Iron Maiden ( la cosiddetta vergine di ferro, ben nota tortura  settecentesca nonostante la diffusa convinzione di origine medievale ), era la materia che avvolgeva ogni cosa nel campo intorno ad una cittadina di nessuna storia fino a quel momento: Paschendale.

I ragazzi erano cittadini di varia origine accomunati dalla comune appartenenza al più vasto impero che l’Umanità a quel momento avesse mai conosciuto. Rule Britannia scritto e composto da Thomson ed Arne nel ’700 era un inno memorizzato e cantato da innumerevoli popoli uniti dalle leggi di una piccola ma agguerrita isola conosciuta con il nome di Regno Unito. La bandiera rappresentava molto bene la forza nell’unità con la combinazione dei colori della Scozia,Irlanda,Inghilterra legati da complesse vicissitudini storiche.

Il rosso usato per le linee sottili dei soldati era anche il colore che copriva quasi interi continenti con un mezzo miliardo di sudditi all’epoca 1/4 dell’intera popolazione mondiale. L’Impero Britannico era avviato ad un lento declino per la relativa stagnazione dello sviluppo tecnologico sempre più sostenuto da nuove potenze emergenti come la Germania e i giovani Stati Uniti d’America un tempo parte dell’Impero di Sua Maestà. Le norme democratiche, l’autonomia della stampa e l’influenza culturale occidentale avevano fornito ai sudditi la possibilità di fare leva proprio sui principi rappresentativi dei dominatori per elaborare un senso di appartenenza. I parlamenti locali e l’istituzione di ristrette ma battagliere borghesie locali misero in discussione i privilegi riservati ai britannici nell’amministrazione. I gruppi dirigenti locali diventarono quasi inglesi per combattere gli inglesi. Le circostanze,diverse per tutti gli angoli dell’impero,  permisero l’emergere di nuove nazioni caratterizzate da arbitrarie delimitazioni territoriali e da comune radice culturale per i gruppi dominanti.

Durante la Grande Guerra il vastissimo sistema imperiale era ancora funzionante fornendo alla causa dell’Intesa la forza delle sue navi da guerra sparse per i sette mari e un nutrito contingente di truppe di cui solo una parte era costituita da cittadini del territorio metropolitano. Canadesi,neozelandesi,scozzesi ed irlandesi ingrossavano i ranghi, spesso di origine sociale molto bassa ed uniti solo dalla comune lingua parlata. L’esercito britannico sembrava essere esattamente la rappresentazione classista caratterizzante la società vittoriana e in generale quella del mondo. L’aristocrazia e l’alta borghesia si tenevano ben stretti privilegi di comando per quanto ci sono stati casi di uomini di basso ceto elevati alle più alte cariche militari. La coscrizione obbligatoria era un tabù per antiche ragioni di insofferenza nei confronti di eserciti permanenti considerati, a torto o a ragione, strumenti di tirannia. Per secoli gli inglesi erano abituati ad essere orgogliosamente legati all’autonomia contro ogni tentativo di centralizzazione politica che fosse di origine monarchica o parlamentare.

Allo scoppio del conflitto si era assistito ad un movimento di entusiasmo collettivo da parte dei giovani europei spinti da forti convinzioni in una misura mai più ripetuta in tutte le guerre successive. Gli inglesi, pur orgogliosamente isolani, condivisero appieno il generale sentimento della gioventù continentale fornendo alla Patria sangue e sudore. I primi mesi del conflitto erano caratterizzati da forte apporto di volontari anche di elevata estrazione sociale. La differenza stava nel fatto che i volontari inglesi erano tutti in prima linea mentre in continente i volontari assunsero, per differente appartenenza sociale, funzioni quanto possibile lontane dai rischi diretti della prima linea solitamente presidiata da coscritti di ceto contadino. I 18 anni erano, all’epoca, età di persona considerata adulta nel pieno delle sue funzioni socio-economiche ma non erano rari casi di volontari che mentivano sull’età e combatterono anche reparti costituiti da individui avanti con gli anni ma con esperienza sulle spalle sopratutto nella guerra di montagna.

Surely a war no-one can win sintetizza bene quel senso di sgomento e il generale crollo del morale a tutti i livelli non solo in ambito militare. C’è stato un improvviso crollo della disciplina da parte di numerosi reparti francesi che è stato uno dei motivi per cui fu combattuta la battaglia di Paschendale. L’enorme potere paralizzante delle armi automatiche rese impossibile un esito definitivo di continue e sanguinose offensive. L’Inghilterra aveva deciso di “sacrificare” deliberatamente le vite dei propri ragazzi in uniforme per mantenere costante la pressione sui tedeschi nell’illusione di accelerare la fine della guerra così come è stato tentato, inutilmente, con la sfortunata campagna dei Dardanelli un anno prima. L’intera operazione coinvolse più di cinquanta divisioni che sfondarono la linea tedesca senza lesinare sui mezzi disponibili come il riutilizzo della medievale tecnica delle mine sotterranee nella battaglia di Messines e l’ausilio di “tanks” dal nome di “barile” usato originariamente per ingannare lo spionaggio tedesco sui nuovi mezzi fortemente voluti da Churchill; un vulcano di idee anche troppo audaci per l’epoca. Si stava quasi sperando di tornare alla tanto agognata guerra di movimento grazie all’adozione di innovative tecniche di supporto dell’artiglieria e al moderno dinamismo delle manovre dell’esperto comandante-visconte Herbert Plumer.  L’entusiasmo ingenerato dall’abbandono progressivo delle trincee si spense rapidamente in seguito alla nefasta sostituzione di Plumer con un mediocre generale ( Hubert Gough )  per volontà del comandante supremo Douglas Haig conosciuto per essere stato uno più ottusi comandanti della storia militare inglese. Il repentino cambio di strategia pesò moltissimo sull’esito dell’intera operazione fino a quel momento caratterizzata da perdite, per l’epoca,accettabili.  L’imprevedibile mutamento delle condizioni meteorologiche fece il resto.

Drown in mud, no more tears…la parola mud divenne sinonimo di inferno per migliaia e migliaia di giovani che si ritrovarono a dover marciare e combattere anche contro un fango talmente massiccio che risucchiava i più deboli e non dava scampo ai feriti ed avvolgeva i morti.  L’intero campo di battaglia divenne un’immane palude resa ancora più terrificante dall’aspetto lunare provocato dalle bombe di artiglieria e dalle insidie,spesso letali, di grovigli di filo spinato e raffiche invisibili delle mitragliatrici quando non si alzavano enormi colonne di terra ed arti umane disseminando schegge in tutte le direzioni come si canta nel medesimo testo Dodging shrapnel and barbed wire / Running straight at the cannon fire. 

I tanks inglesi, per qualche motivo mai citati nel testo, furono per la prima volta fermati dall’entrata in servizio delle prime armi anticarro le quali i tedeschi non smetteranno più di sviluppare anche dopo la fine del conflitto mentre si tentò di effettuare uno sbarco anfibio dietro le linee del Kaiser senza successo sia per la novità ( per la mentalità rigida dell’epoca ) sia per i troppi cambiamenti apposti nello stesso motivo per cui l’intera operazione, dapprima partita bene, era fallita inevitabilmente. Gli aerei furono utilizzati massicciamente per missioni di bombardamento e supporto alle truppe di terra anticipando le tecniche CAS ( Close Air Support ). In questa battaglia si videro,quindi, primi segni del nuovo modo di fare la guerra che per il paradosso della Storia fu iniziato per impulso britannico. Gli avversari tedeschi impararono in fretta le lezioni preliminari della futura rivoluzione militare conosciuta come Blitzkrieg. 

Dall’inizio dell’estate del 1917 fino al fango indurito e gelato di fine anno, gli inglesi si lanciarono in continui ed incessanti assalti dissanguando terribilmente l’intera British Expeditionary Forces che era praticamente l’intera forza militare britannica sul fronte francese. I francesi, ripresi dalla crisi, diedero anche loro il tributo di sangue verso la fine dell’anno ma senza cambiare di molto l’esito finale che risultò essere di mediocri guadagni di posizione. Gli eventi occorsi sul fronte italiano a Caporetto fecero sì che l’intera campagna venisse abbandonata nonostante l’enorme costo sopportato.

Malinconica constatazione nei versi suddetti Crucified as if on a cross /Allied troops they mourn their loss/German war propaganda machine /Such before has never been seen.  Le cifre dei morti sono tuttora fonte di incessanti dibattiti fra gli storici alla stregua di fanti che si sparano dalle proprie trincee ma è universalmente appurata la cifra di quasi trecentomila fra morti ed invalidi permanenti per non parlare di numerosi dispersi, spesso privati anche del riconoscimento perché ingoiati dal Mud.

Era l’epoca in cui i governi, con ipocrisia spesso denunciata da innumerevoli scrittori e poeti più rappresentativi della generazione prima entusiasta poi ferocemente disillusa, eressero numerosi monumenti funebri ai caduti come per una collettiva Mea Culpa da parte della classe dirigente per l’immane macello spesso causa dell’inettitudine dei comandanti solitamente rappresentanti delle categorie sociali meno colpite dalla strage ed universalmente accusate per aver tratto guadagno sulle vite delle categorie mobilitate al fronte. Un sentimento che avrebbe dato origine poi al nuovo mostro chiamato ideologia di massa per attaccare le istituzioni a scopo di sostituirle con nuove forme di tirannia dietro la facciata di volontà popolare.Forse oggi una tendenza simile si sta ripresentando nuovamente per la lunga crisi economica come se l’occidente fosse appena uscito da una guerra.

Un autentico simbolo di magniloquenza Kitsch è proprio data dall’erezione del monumento Menin Gate per i dispersi mai più resi riconoscibili nel Mud di Paschendale. L’enorme impianto è caratterizzato da stilemi neoclassici ( molto in voga fino alla fine della seconda guerra mondiale in Europa per edifici pubblici ) e spropositato per le sue dimensioni ( esteso per quaranta metri e alto venti ) e costruito su terreno inadatto imponendo la realizzazione di gigantesche quanto profonde fondamenta per la stabilità del complesso.  La lapide, sovrastante l’enorme arco, recita la dedica ai caduti dell’esercito imperiale con la chiusura finale che sembra suonare come una tragica beffa and to those of their dead who have no known grave ( a tutti coloro che sono morti in terra ignota senza dovuto funerale ).

Ben si innestano nel tragico quadro i versi finali

See my spirit on the wind/
Across the lines, beyond the hil
Friend and foe will meet again 
Those who died at Paschendale

Paschendale – Iron Maiden 2003

GABRIELE SUMA

4 Comments

  • interessante il riferimento a musica più volte udita,ma per quel che mi riguarda non a pieno ascoltata nelle parole,per ricordare una pagina di storia. Mi è piaciuto leggere. Ciao

    • Polibio ci insegna sul ruolo di raccontare la Storia con sincerità e onestà senza bisogno di suono gradevole quando le parole bastano e restano nell’animo e nella memoria “Bisogna lasciare un resoconto storico dei fatti passati che sia privo di qualunque falsità, e che non sia finalizzato a procurare un momentaneo piacere alle orecchie dei lettori, ma a correggere le loro anime perché non cadano più volte negli stessi errori”

  • E’più facile trovare nella cosiddetta musica popolare che nella poesia letteraria qualcosa di realmente commovente e non retorico circa la Grande Guerra.In Italia mi viene in mente solo Ungaretti,nei Paesi di lingua inglese c’è Sassoon,ma certo la musica popolare è più vicina al cuore dei superstiti di qualunque trincea.Bell’articolo.

    • come disse Cicerone su cosa sia davvero la Storia e perché è il canto popolare a legarsi ad essa muovendo le corde dell’emozione “La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi”

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